Bedonia - Guida Turistica

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.: DA VEDERE
 L’ambiente naturale del Bedoniese è caratterizzato dalle cime più alte e più interessanti dal punto di vista ecologico di tutta l’alta Valle del Taro:
  • il Monte Nero, che accoglie l’unica stazione di Pino Mugo nell’Appennino Settentrionale (addirittura in associazione con l’abete bianco)
  • il Monte Penna , luogo di nascita sia del Taro che del Ceno e sede di un’importante foresta demaniale
  • il Monte Maggiorasca , la più alta vetta dell’Appennino Parmense Occidentale con i suoi 1799 metri sul livello del mare
  • il Monte Pelpi con la sua croce metallica in vetta a sovrastare il paese di Bedonia.
 Tra questi monti,i boschi secolari di faggio, di querce e di castagni e le ombrose valli ricche di flora e fauna,ideali per escursioni a piedi, in mountain bike, a cavallo.
"OPERA OMNIA" Musa
 La raccolta “Opera Omnia” nasce dalla volontà degli eredi di Rome Musa da Calice, pittore-xilografo-poeta.
 Si sviluppa su tre stanze e nell’antistante corridoio.
  I legni incisi su una faccia sono esposti sul dorso, quelli incisi sulle due facce sono collocati entro bacheche “a campana”, tre nella prima e tre nella terza sala, che consentono la visione di entrambe le facce.
 Tutte le bacheche, senza distinzione di qualità, sono numerate progressivamente.
Chiesa Parrocchiale di Sant'Antonino
 La chiesa di Bedonia ha origini antichissime: già nel 1046 aveva titolo di pieve con giurisdizione su numerose altre chiese della zona, per cui la sua fondazione deve risalire al IX – X secolo.
 L’edificio attuale fu costruito nel 1625-1627, sulle rovine della precedente chiesa in stile romanico (XI – XII secolo).
 La facciata fu posta dove prima era l’abside, e l’intera costruzione fu ampliata, tanto che le cappelle laterali passarono da 4 a 8. 
 La facciata attuale è nuova. E’ stata edificata in marmo nel 1960, appoggiandola alla precedente facciata, in calce dalle linee semplici.
 Il campanile, ricostruito anch’esso nel primo 600, fu elevato sino all’attuale notevole altezza alla metà del 700, e due delle tre campane sono datate 1720, mentre la terza 1778.Sulla cima l’effigie del patrono Sant’Antonio a cavallo, opera in ferro battuto ‘700.
 L’interno è a una sola navata, e presenta un’architettura tipica della Controriforma.
 Varie opere d’arte sono poi conservate nelle cappelle laterali, fatte costruire da famiglie e sodalizi locali, i cui stemmi in gesso sono ben visibili sull’arcata di ciascuna cappella.
Pinacoteca Parmigiani  La Pinacoteca contiene la collezione di quadri donata dal sacerdote Vittorio Parmigiani nel 1935, in cui predomina la scuola emiliano- bolognese, con gruppi di opere toscane e venete.
Nella parete di testa troviamo:
  • Deposizione periodo circa fine ‘500 fiammingo-veneta
  • S. Francesco stigmatizzato ultimi decenni del ‘500
  • Madonna col bimbo e giovane Santo vescovo primi decenni dell’800
  • Cristo fra i simboli della Passione che incontra S.Caterina da Siena seconda metà del ‘600
 Nella parete di’ingresso:
  • Sposalizio mistico di S.Caterina seconda metà del ‘600
  • Ritratto del Vescovo Luigi Alessandro Sanvitale periodo circa 1846-48
  • Ritratto d’uomo ultimi decenni del ‘800 primi del ‘900
  • Nozze di Cana verso la fine del ‘500 inizio ‘600
  • Madonna e il bimbo , i SS. Ignazio, Francesco Saverio, Luigi Gonzaga fine ‘700
  • Fuga in Egitto di gusto romano seconda metà del ‘600
  • Salomè presenta a Ercole la testa di Battista periodo XVII secolo
  • Missione di un frate capuccino prima metà del ‘700
  • Annunciazione seconda metà del ‘500 di scuola centro-meridionale
  • Gesù che cade sotto la croce,nella stretto ambito di Ludovico Carracci primi decenni del ‘600
Nella parete di fondo:
  • Cristo risorto, fra le anime del Limbo, che appare alla Vergine senz’altro del raro Giovan Andrea Donducci detto il Mastelletta periodo prima metà del ‘600
  • S. Antonino e S. Antonio da Padova ovale periodo prima metà del ‘700
  • S. Rosa col bimbo seconda metà del ‘600
 Nella parete verso il giardino:
  • Santo Vescovo che comunica gli appestati prima metà del ‘700
  • Fuga in Egitto piccola copia del XVII secolo dalla pala di Camillo Procaccini nella chiesa del Corpus Domini a Piacenza
  • Deposizione copia antica del Caravaggio
  • Cena in Emmaus uleriore copia periodo XVII secolo
Seminario Vescovile
 Bedonia è stata fin dal passato un centro attivo dal punto di vista culturale.
 Già nel XIX secolo esisteva nel capoluogo una scuola cattolica tenuta da Don Giovanni Agazzi, che riuniva parecchi alunni provenienti dalla Val Taro, dalla Val Ceno, dalle Diocesi di Parma, Pontremoli , Bobbio e Chiavari.
 La scuola vantava un’ottima reputazione e attirò molti chierici, fino a 180, per cui nacque la necessità di disporre di  una struttura adeguata ad accogliere così tanti studenti.
  A questo punto Don Agazzi, insieme all’arciprete di Bedonia Don Stefano Raffi, decisero di fondare il Seminario.
  Il primo braccio del grande Seminario, fu iniziato nel 1841, copiando uno dei corpi del Collegio Alberoni di Piacenza, terminato nel 1845, e inaugurato nel 1846.
  L’anno dopo nel 1847 fu aggiunta l’ala di nord.-est , poi completata nel 1965, mentre l’ultimo corpo risale al 1928.
 L’interno è stato predisposto ad aula, e finemente arredato:
  • eleganti stucchi in stile Luigi XVI 
  • affreschi con San Marco, Profeti, Le Quattro Virtù Cardinali
  • fini Storie della Vergine nella retrofaccia, cantonaria del ‘700
  • i quadri di San Luca e San Matteo nel presbiterio
  • il quadro di San Marco copia da un quadro del ‘600 fiorentino
  • il quadro di San Giovanni Evangelista dell’ ‘800
 Primo rettore fu il padre vincenziano Giuseppe Bailo, e il primo finanziatore sostenitore fu il Vescovo di Piacenza Luigi Sanvitale, considerati cofondatori insieme a Don Agazzi e Don Raffi.